Portare per creare un legame: un aiuto contro la depressione post partum


Fascia Tula anelli

Foto presa da: http://blog.tulababycarriers.com/postpartum-depression/

[Questo post è un adattamento di un post pubblicato sul blog di Tula: ci è sembrato interessante condividerlo perché anche noi pensiamo che il babywearing possa essere utile nello sviluppo di una sana relazione fra mamma e bimbo e possa essere un ulteriore aiuto nella guarigione dalla Depressione Post Partum]

Molte famiglie acquistano una fascia portabébé perché pensano possa essere d’aiuto nello svolgimento delle attività giornaliere, ma i benefici del babywearing sono tantissimi e vanno ben oltre la semplice funzione del portare il bambino: è stato provato che “indossare” il proprio bambino sia importante anche  nei casi di Depressione Post Partum (DPP) o di altri problemi mentali Post Partum.

La percentuale di donne che presentano sintomi riconducibili alla DPP va dall’8 al 19%. Una volta riconosciuta la Depressione e avviato il necessario sostegno medico e psicologico, si è visto che il babywearing è spesso un conforto per le persone che ne soffrono: se il bambino piange di meno e dorme di più, i livelli di stress si riducono e nel frattempo si innalza la fiducia in se stessi come genitori.

La vicinanza favorita dal babywearing, inoltre, innalza i livelli di ossitocina nelle madri, nei padri e nei bambini, favorendo la connessione affettiva: portare il proprio bambino può quindi avere degli effetti positivi importanti sullo stato di salute mentale ed emotivo che vanno ad aggiungersi a quelli legati alla semplice funzione.

Oggi vogliamo raccontarvi la storia di una mamma e della sua personale esperienza con la depressione postpartum: Erika ha sofferto di DPP e il babywearing ha avuto un ruolo molto importante nell’aiutarla a uscirne.

“Mio figlio è nato nel Luglio del 2015: era il mio secondo bambino e ho avuto una gravidanza complicata, ad alto rischio. La mia prima gravidanza era stata tranquilla: mia figlia era venuta alla luce e con lei andava tutto bene, era amore puro. C’era stato ovviamente un cambiamento nella mia vita, un normale adattamento dopo il suo arrivo, ma con lei non avevo avuto esperienza né di “Baby blues” né tantomeno di DPP: non avevo la minima idea di come ci si sentisse con la Depressione Post Partum.

Ero ansiosa di conoscere il mio secondo figlio e, insieme a mio marito, eravamo felici che il bimbo, nonostante le previsioni dei medici, fosse nato a termine: era piccolissimo, ma sano e perfetto. Siamo tornati a casa dall’ospedale dopo 4 giorni di ricovero, e appena siamo rimasti da soli ho capito che c’era qualcosa che non andava nel verso giusto.

Non volevo fare niente insieme a mio figlio: il suo pianto mi faceva venire l’ansia, molto più di quella che viene “normalmente” alle mamme. Mi sembrava di non voler avere a che fare con lui, non volevo nemmeno prenderlo in braccio. Durante la gravidanza avevo frequentato una dottoressa specializzata in problemi mentali materni, e così la contattai subito raccontandole quello che provavo: mi ricevette pochi giorni dopo e la dura diagnosi fu che avevo una grave Depressione Post Partum.

Provavo una strana sensazione: non volevo mio figlio, mi infastidiva. Quando avevo avuto la mia prima figlia non avevo provato nulla di simile, quindi erano dei sentimenti nuovi, inattesi, inopportuni: le mamme “non devono” sentirsi così, “non devono” provare questi sentimenti, anche se poi ho scoperto che sono sentimenti comuni a molte di loro.

Mio marito si occupava quasi da solo del bambino: dal cambio del pannolino allo svegliarsi più volte per notte per allattarlo. Durante la gravidanza avevo immaginato che, una volta nato, avrei portato il mio bimbo: avevo anche comprato una fascia, ma non riuscivo a convincermi ad usarla. Mentre lo aspettavo mi ero informata, attratta innanzitutto dalla comodità e poi dal fatto che sarebbe stato semplice usarla visto che il mio bimbo sarebbe stato piccolo. Avevo frequentato gli incontri locali di Babywearing international per saperne di più sulle varie fasce e sui produttori: ero preparata, avevo anche comprato una fascia ad anelli e un marsupio ergonomico!

Un giorno, dopo alcuni mesi in cui non volevo fare nulla con mio figlio, mia figlia tornò da scuola e guardai con occhi diversi la fascia che era lì appoggiata: decisi che era arrivato il momento di andare a una riunione per imparare a usarla, per iniziare a fare qualcosa da sola. Non immaginavo che proprio questo mi avrebbe aiutata e avviata sulla strada della guarigione.

La prima cosa che ho imparato è stata come portare mio figlio con la fascia ad anelli: non so come descriverlo, ma in quel momento ho percepito l’inizio del legame fra noi. Amavo portarlo e lui amava essere portato. Avevo scelto una fascia Tula per via delle recensioni positive e anche per le bellissime stampe: sono convinta che la mia fascia Tula mi abbia davvero aiutata a stare meglio e a connettermi con mio figlio. Il cambiamento ovviamente non è avvenuto dal giorno alla notte, è stato graduale, come sentire un peso che si sollevava poco alla volta: stavo finalmente iniziando a legare con mio figlio. So che il babywearing non è la sola ragione per cui sono stata meglio, ma credo proprio che mi abbia aiutato a guarire più velocemente. Ho imparato che portare i propri figli aiuta a far nascere e a rafforzare il legame con loro: l’ho provato di persona! Ora lo porto ogni volta che posso, con grande disappunto di mio marito, che vorrebbe portarlo anche lui ogni tanto!

Penso sia molto importante parlare della Depressione Post Partum, non se ne parla abbastanza. Le mamme pensano, e spesso viene loro detto, che devono ingoiare il rospo o che stare male è normale: non c’è niente di normale in quello che ho provato. Ho sempre cercato di incoraggiare le mamme a chiedere aiuto e sono felice di averlo fatto anche per me, prima che fosse troppo tardi. Sto sempre meglio, è un processo lento, ma ora so che c’è la luce in fondo al tunnel.”


Spesso purtroppo i problemi mentali pospartum non sono riconosciuti e le madri e i padri si sentono soli in balia delle proprie emozioni. I sintomi di una DPP possono includere: pianto facile, difficoltà di dormire, perdita di interesse nelle attività quotidiane, senso di colpa, sensazione di essere inutili o incompetenti, sentirsi non attaccati al proprio bimbo, e paura che il bimbo possa essere ferito. Se ti sembra che tu, o qualcuno che ami, stia vivendo una depressione post partum chiedi subito aiuto: la DPP non passa da sola.

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