Parto in casa: è davvero una scelta possibile?


In Italia, ogni anno, più di 1.500 donne scelgono il parto in casa. Riapriamo il dibattito con Marta Campiotti, nostra ostetrica di fiducia.

Parto in casa: nelle scorse settimane se ne è parlato molto. Della sua sicurezza, di eventuali rischi e delle differenze tra l’Italia e altri paesi europei in materia di parto e sanità pubblica.

In seguito alla decisione della regione Lazio di concedere 800 euro di rimborso spese alle donne che scelgono questa opzione per far nascere i loro bambini, si è aperto un dibattito che ha portato il tema alla ribalta, facendo moltiplicare interventi e discussioni pro e contro questa scelta (se n’è parlato persino durante la puntata del 17/05/2014 di “Uno Mattina in famiglia” su Rai 1).

Ma aldilà delle fazioni, noi di Tabata abbiamo deciso di approfondire la questione sull’effettiva possibilità di scelta che ha la donna: in occasione della Giornata Internazionale del Parto in Casa, abbiamo intervistato l’ostetrica Marta Campiotti, fondatrice della Casa Maternità Montallegro di Induno Olona (VA) e presidente dell’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità.

Ma prima di riportare l’intervista teniamo a sottolineare che questo articolo non vuole essere uno “spot” per il parto in casa (anche se alcune di noi, mamme di Tabata, hanno fatto questa scelta per mettere al mondo i loro bambini).
Forse, proprio perché siamo passate sia dall’ospedale, sia dal parto naturale in casa che in casa maternità, sappiamo bene quanto sia importante la consapevolezza in una scelta così importante, che davvero può cambiare la vita.

A me, in effetti, l’ha cambiata. Ha cambiato la percezione che ho di me stessa, della mia forza, della mia capacità di dare la vita (ma questa è un’altra storia…).
Quello che ci sta a cuore è che sia garantita la vera possibilità di scelta su ciò che ogni donna sente sia meglio per lei e per il suo bambino.

Parto in casa: è una scelta davvero possibile? Foto di Heike Murphy

Parto in casa: quali benefici per la donna, il bambino, la società?

Tutte le ricerche, oggigiorno, parlano dei vantaggi dell’ambiente domestico come ambito di care (cioè di cura appropriata per molte situazioni, dalle cure oncologiche alle terapie riabilitative).
La casa è sempre il territorio della salute, della soggettività, della scelta. E per una nascita a domicilio abbiamo sì una casa privata, ma è una casa in cui arriva anche un’ostetrica, una professionista di supporto, vigilanza e responsabilità.
È lei che accompagna per tutto il processo della nascita la madre ed il suo piccolo.

La domanda piuttosto, è da fare al contrario: cosa ci guadagna una donna sana e a basso rischio ad andare a partorire in ospedale?

Quanto spende la sanità pubblica per ogni parto in ospedale? Chi paga le spese per un parto in casa?

A tal riguardo, riporto la situazione attuale nella Regione in cui vivo e opero come ostetrica.
La Regione Lombardia paga alla struttura ospedaliera 2.097 euro per ogni parto spontaneo assistito. A ciò si somma la degenza in ospedale di 3 giorni per mamma e neonato, arrivando così a una cifra totale uguale o superiore ai 3.000 euro.

Quando invece una coppia sceglie di far nascere il proprio bambino in una realtà extra-ospedaliera (parto naturale a domicilio o in casa maternità – un parto che per la Regione, di fatto, non comporta alcuna spesa) la Regione Lombardia non prevede alcun rimborso.

Il parto in casa costa circa 2.000 euro. E, in alcune Regioni italiane, proprio come in Lombardia, è a totale carico della coppia. In altre regioni (Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Lazio e province di Trento e Bolzano) è invece rimborsato al 50%.

È ovvio che, nel caso di un parto a domicilio, la sanità pubblica non risparmia nulla in termini prettamente economici: l’ospedale è operativo, continua a funzionare e a costare. Anzi, paradossalmente, la struttura ospedaliera “perde” la prestazione…

Il fatto che un parto in ospedale sia gratuito mentre un parto in casa vada pagato, costituisce un’ingiustizia e un impedimento nel diritto alla scelta.

Inoltre, va considerato che è la collettività intera che paga la sanità pubblica (i suoi sprechi così come i rischi iatrogeni) e che quindi risparmia quando c’è un parto naturale a domicilio.

La verità è che siamo noi cittadini a pagare gli abusi di cesarei (per cui abbiamo il più alto tasso in Europa), le pericolose induzioni, il latte artificiale dato in terza giornata!

Quali potrebbero essere delle opzioni per far guadagnare tutti?

La sanità, ormai lo sappiamo tutti fin troppo bene, è diventata un mercato. Ma noi lavoriamo per la salute delle persone e non per il denaro!
Tutto il processo di gravidanza e nascita è purtroppo genericamente concepito in modo eccessivamente medicalizzato… gravidanza e parto non sono una malattia.
Un’assistenza ostetrica di base ad alta qualità e a basso impatto tecnologico ci farà guadagnare in benessere, salute di base, soddisfazione e anche, quindi, in termini economici.

Voglio citare le chiare indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Il  fine della moderna medicina perinatale è quella di avere una madre ed un bambino in perfetta salute con il livello di cure più basso compatibile con la sicurezza.”

E ancora “la donna deve avere la possibilità di partorire in un posto che sente sicuro, al livello il più periferico possibile, in cui sia possibile fornire assistenza appropriata e sicurezza. In ordine tali luoghi possono essere la casa, le case da parto, gli ospedali” (traduzione da “Cura nella nascita normale” – una guida pratica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Ci sono delle ragioni concrete per cui alcuni medici od ostetriche osteggiano il parto in casa?

Sicuramente l’ignoranza, la paura di perdere potere, ma anche la non-fiducia nella natura, nel corpo della donna e nella forza del bambino di nascere. La presunzione di controllare tutto.
Stare immersi in un ambiente ospedaliero per tante ore al giorno fa inevitabilmente perdere di vista la fisiologia, la normalità, la bellezza del mistero della nascita…

Bisogna imparare a distinguere le persone e le situazioni dando al soggetto che si ha in cura (e che è sempre Altro) la centralità delle scelte nel suo percorso di vita e, quindi, della sua salute.

 Giornata Internazionale del Parto in Casa 2014

Il 6 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata del Parto in Casa.
Per festeggiare insieme, gruppi di ostetriche e Case Maternità organizzano vari eventi in tutta Italia.
Ecco alcuni di quelli previsti per quest’anno.

Per maggiori informazioni sul parto in casa, come ad esempio sui requisiti per poter pensare a un parto naturale extraospedaliero, potete visitare il sito dell’associazione Nascere in Casa.

Marta Campiotti

Ostetrica Marta Campiotti: parto in casa, nella sua "Casa Maternitˆà Montallegro"Marta Campiotti è l’ostetrica fondatrice della Casa Maternità Montallegro di Induno Olona (VA) e presidente dell’Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità. Coordina un’equipe di ostetriche libere professioniste, per offrire assistenza ostetrica in tutto il percorso del diventare genitori (meno nove e più nove). Con una laurea in filosofia nel cassetto, ha oltre trent’anni di esperienza come ostetrica domiciliare e come conduttrice di corsi, sia per mamme, genitori, ecc., che per ostetriche, in luoghi privati e pubblici. E’ stata invitata a numerosi congressi: suoi temi sono l’assistenza personalizzata a domicilio e la comunicazione.

 

2 Comments

  1. Emanuele on said:

    Per quel che posso provare, non essendo una mamma, dico che nascere in casa o casa maternità, in confronto all’ospedale, sono 2 dimensioni completamente contrastanti. L’una opposta all’altra.
    Io ho “provato” ed avuto il piacere di assistere mia moglie sia in ospedale per la nascita della prima figlia Margherita, sia in Casa maternità dove è venuta alla luce la seconda figlia Elisabetta.
    Come scrivevo sopra, 2 ambienti, sensazioni, esperienze completamente contrastanti tra loro.
    Mille volte il parto in casa. La sensazione di essere in un nido creato intorno a noi, con vere persone che sono al nostro fianco (più al fianco della mamma diciamo…) per aiutare la venuta al mondo del nuovo/a nato/a e poi lasciarci soli per “gustare” il momento, vi assicuro che è una sensazione che tutti dovrebbero provare…
    Si ok è vero che ero un po’ scettico perché purtroppo l’ignoranza in materia non mi ha aiutato, ma se le condizioni della mamma (e del bambino) sono ottime, perche non farlo?
    In sintesi, quanti dei nostri nonni o genitori sono nati un casa?
    Sono sempre loro stessi che in nome del progresso, oggi temono a volte un parto in casa…
    Quindi, viva i bimbi (e le mamme che li mettono al mondo) HOMEMADE!!!!!!
    Complimenti x l’intervista, speriamo apra gli occhi agli scettici e curiosi.

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