Mamma mi abbracci? I benefici della disciplina gentile


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Prima di diventare genitore, quante volte hai pensato di conoscere il modo giusto per educare un bambino? Quante volte hai guardato con disappunto un genitore quando vedevi suo figlio che urlava rotolandosi per terra al supermercato, o hai pensato di andare a sgridare quel bambino che faceva i capricci in treno due posti dietro di te? Pensa a come ti senti ora che sei tu un genitore: la prospettiva cambia completamente, vero? Ora quando vedi un bimbo che piange in un negozio ti viene da piangere perché senti il disagio e la sofferenza dei suoi genitori!

Cosa vuol dire avere bambini educati?

La convinzione più diffusa è quella secondo cui un bambino ben educato si comporterà sempre in modo irreprensibile: la frase “Un bambino lo si deve vedere, ma non sentire” è un concetto superato solo in teoria! Se hai incontrato lo sguardo di disapprovazione di qualche non-genitore sai di cosa parlo! Noi genitori abbiamo imparato, a nostre spese, che insegnare ai bambini a comportarsi bene è molto più difficile di quanto pensavamo da non-genitori.

Punizione: si, no, come?

Mettere un bambino in punizione quando sbaglia non risolve sempre il problema, e a volte lo può peggiorare: molti metodi educativi alla moda sono stati addirittura messi sotto accusa, come potenzialmente dannosi per la loro emotività.

È stato dimostrato che un bambino messo in punizione isolato dai genitori mostra un’attività cerebrale molto simile a quella di un bambino che subisce un dolore fisico. “Il problema è che i bambini hanno un profondo bisogno di contatto. Decenni di ricerche sull’attaccamento dimostrano che, soprattutto nei momenti di angoscia e di sofferenza, abbiamo bisogno di stare vicino e di essere confortati dalle persone che si prendono cura di noi. Quando i bambini perdono il controllo delle proprie emozioni però, i genitori spesso li mandano nella loro camera da soli o li fanno sedere sulla “sedia del castigo”, sottolineando che in questo momento di difficoltà emotiva devono soffrire da soli.

Il time-out funziona?

Lo ammetto: ho provato ad usare il metodo del time-out, perché ero stravolta e non sapevo come affrontare le crisi emotive di mia figlia. Avevo letto ovunque che era giusto fare così, ma mi sentivo scoraggiata e sempre più arrabbiata quando lei continuava ad uscire da camera sua, mettendo fine al time out.

Cosa stavo sbagliando? Perché non riuscivo a controllare la situazione?

Alla fine ho semplicemente capito che il metodo del time out non funzionava né per lei né per me, e continuare a praticarlo sperando in risultati diversi era inutile: stavo iniziando a diventare quel tipo di genitore che non volevo essere, quel tipo di genitore che non volevo come modello per mia figlia. Come potevo pretendere da lei dolcezza e gentilezza se la trattavo con rabbia? Una rabbia stupida, poi, visto che derivava dal fatto che lei non voleva stare nella sua stanza da sola, mentre era turbata e sconvolta dalle sue emozioni negative, e aveva bisogno solo della mia comprensione!

Per fortuna, alla fine ho seguito il mio istinto e non i metodi alla moda: lei aveva solo 3 anni, era semplicemente troppo piccola per avere il controllo completo delle proprie emozioni. Quando capitava una crisi emotiva ho imparato che la soluzione era mettermi alla sua altezza e stare un momento in pace con lei, parlandole di quello che era successo: molto rapidamente ho capito che, dove i time out non avevano funzionato, la mia attenzione nei suoi confronti l’aiutava a calmarsi molto più velocemente.

Il time out è un metodo poco piacevole, e può addirittura portare il bambino a capire che per evitare la punizione deve solo “comportarsi bene” tenendo le sue vere emozioni dentro di sé: siamo sicuri che questo è quello che vogliamo per i nostri figli? Prendersi del tempo per aiutarli ad articolare le proprie sensazioni e affrontarle in modo “sano” sarà forse un duro lavoro all’inizio, ma aiuterà sicuramente ad evitare problemi più gravi lungo la strada della crescita.

Ricordiamoci poi, soprattutto se ne abbiamo più di uno, che ogni bambino è differente e che noi non saremo mai genitori perfetti: ogni volta che penseremo di aver capito i nostri bambini, qualcosa cambierà e saremo di nuovo destabilizzati, ma è normale! La vita non è mai noiosa, l’importante è avere sempre la consapevolezza di stare facendo del proprio meglio per la crescita emotiva dei propri figli.

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